AFGHANISTAN : I due volti di Band-e-Amir

Band-e-Amir National Park

Oltre i Confini del Tempo: I due volti di Band-e-Amir

Il complesso dei laghi Band-e-Amir esteso per circa 600 Km2, che protegge un’area comprendente sei laghi, profondi fino a 150 m, intervallati da sbarramenti naturali di travertino, alti anche 10 m,  è circondato dal surreale paesaggio lunare delle vette dell’Hindū Kūsh, le cui cime arrivano in questo punto fino a 3000 m di altezza. Gli sbarramenti naturali si sono formati in prossimità di forti dislivelli nel letto dei torrenti: in tali punti, dove la corrente cessava di essere calma e diventava turbolenta, il carbonato di calcio disciolto nell’acqua è precipitato, trasformandosi con il tempo in travertino. La formazione dei depositi di travertino ebbe luogo nelle fasi interglaciali (le prove indicano almeno due fasi glaciali durante il Quaternario) e prosegue nell’attuale fase postglaciale. Nel 2009 è stato designato come primo Parco Nazionale dell’Afghanistan.

Leggende afghane

I meravigliosi laghi di Band-e Amir, considerati  come l’ottava meraviglia del mondo, sono collegati ad una delle più importanti leggende afghane che ne collegherebbe la nascita ad una delle fatiche di Ali, genero e successore di Maometto. Quando Maometto, il fondatore dell’Islam, morì nel 632 dC, il potere religioso in Arabia venne preso da suo suocero. Alì, cugino e genero del Profeta, che molti consideravano un successore molto più degno, fu costretto all’esilio. Le varie speculazioni su dove avesse trovato rifugio fecero sì che nascesse la seguente leggenda: Alì avrebbe raggiunto l’Afghanistan con il fedele servitore Kambar prima che l’Islam vi prendesse piede. Nella valle di Band-e Amir i due furono sorpresi da un principe malvagio che voleva farli prigionieri. Alì imprecò e fuggì su una montagna, da dove scagliò una pietra contro i suoi inseguitori. La caduta del sasso innescò una frana, che a sua volta arginò il corso del fiume, facendo sì che si formasse un lago. Questo lago e la sua diga naturale presero il nome di Band-e Haibat. Alì colpì un altro masso con la sua spada, creando il Band-e Zulficar. Ad un cenno del suo maestro, Kambar creò il terzo lago colmando il Band-e Kambar. Alì poi gettò nel fiume alcune forme di formaggio che le donne della zona gli avevano preparato, creando il Band-e Panir. Gli schiavi che Alì liberò dal dominio oppressivo del tiranno crearono il Band-e Gholaman. La sesta e ultima diga, il Band-e Pudina, si formò quando Alì lanciò alcuni ramoscelli di menta nel fiume.

Nelle immediate vicinanze, anche se non appartiene propriamente alla catena dei sei laghi, si trova anche il Kassa Band («lago ciotola» o «lago fornace»). Un altro ottavo lago è oggi completamente prosciugato. L’acqua varia di colore dal turchese al blu-nero profondo a blu lapislazzulo, come le pietre che rappresentano il simbolo dell’Afghanistan e risaltano in maniera incredibile nel paesaggio circostante di un abbagliante mix di colori. I colori sono autentici e originali, “dipinti” solo dai sali minerali disciolti nelle sorgenti che alimentano i laghi.

Nella zona regna un clima continentale reso particolarmente estremo dall’altitudine. Le precipitazioni sono scarse (300 mm annui circa) e determinano lo sviluppo di una vegetazione steppica, ma spesso anche fuori stagione (da novembre a marzo) può nevicare.

Nel corso dei miei viaggi in Afghanistan, ho avuto la fortuna di visitare la straordinaria regione dei laghi di Band-e-Amir in due momenti profondamente diversi: a giugno e a novembre. Due esperienze distinte, che hanno trasformato l’osservazione dei suoi paesaggi in modi opposti e complementari.

Il primo incontro: l’alba d’inizio giugno

La prima volta, a inizio giugno, l’avvicinamento ai laghi alle prime luci del mattino ha regalato un’emozione inattesa. Fin dalla strada d’accesso, un manto candido accoglieva i passi: una coltre di brina, depositatasi silenziosa con il suo strato di cristalli di ghiaccio durante la notte fredda precedente, rivestiva le sponde lacustri con una coltre argentea, fitta e compatta, simile a una coperta. Quel paesaggio sospeso tra brina e bruma evocava una sensazione di pura attesa, come se il tempo si fosse fermato prima del sorgere del sole. È stato questo silenzio sospeso a dare un immenso valore aggiunto alla scoperta di un luogo così iconico e magico.

Il secondo incontro: il pieno giorno di novembre

Nella seconda esperienza di visita, in un limpido mezzogiorno novembrino, lo scenario è mutato: svanito il ghiaccio dell’alba estiva, le calme acque lacustri, colpite in pieno giorno, si sono accese dei loro colori più caldi. I laghi di Band-e-Amir, infatti, non sono semplicemente acqua; sono lapislazzuli liquidi versati nel cuore arido della roccia. È un blu ancestrale, denso e sacro, che sembra custodire la notte profonda, eppure brilla della luce zenitale.

La sinfonia dei colori

Attorno a questo abisso cobalto, il paesaggio digrada in un canto di sfumature: l’acqua sfiora le barriere di tufo accendendosi di turchese e acquamarina, per poi spegnersi in riflessi di giada dove il fondale si fa più timido. Lassù, dove il respiro del mondo si fa più rarefatto, i confini si dissolvono definitivamente in un’architettura di colori sospesi tra cielo e terra.

L’alba d’inizio giugno : brina e bruna

Beyond the Bounds of Time: The Two Faces of Band-e-Amir

The Band-e-Amir lake complex—spanning approximately 600 km² and encompassing six lakes up to 150 meters deep, interspersed with natural travertine dams reaching heights of 10 meters—is surrounded by the surreal, lunar landscape of the Hindū Kūsh peaks, which here rise to an altitude of 3,000 meters. These natural dams formed at points of steep elevation change in the stream beds; where the current shifted from calm to turbulent, calcium carbonate dissolved in the water precipitated out, gradually transforming into travertine. The formation of these travertine deposits occurred during interglacial periods (evidence points to at least two glacial phases during the Quaternary) and continues in the current post-glacial era. In 2009, the site was designated Afghanistan’s first National Park.

Afghan Legends

The magnificent Band-e-Amir lakes—often hailed as the eighth wonder of the world—are linked to a major Afghan legend attributing their creation to one of the feats of Ali, the son-in-law and successor of Muhammad. When Muhammad, the founder of Islam, died in 632 AD, religious authority in Arabia was assumed by his father-in-law. Ali—the Prophet’s cousin and son-in-law, whom many considered a far worthier successor—was forced into exile. Speculation regarding where he found refuge gave rise to the following legend: Ali traveled to Afghanistan with his faithful servant Kambar before Islam had taken root in the region. In the Band-e Amir valley, the two were surprised by an evil prince who sought to take them prisoner. Ali cursed and fled up a mountain, from where he hurled a stone at his pursuers. The falling stone triggered a landslide that dammed the river’s course, causing a lake to form. This lake and its natural dam were named Band-e Haibat. Ali struck another boulder with his sword, creating Band-e Zulficar. At a signal from his master, Kambar created the third lake, forming Band-e Kambar. Ali then tossed wheels of cheese—prepared for him by local women—into the river, creating Band-e Panir. The slaves Ali freed from the tyrant’s oppressive rule created Band-e Gholaman. The sixth and final dam, Band-e Pudina, formed when Ali threw sprigs of mint into the river.

Nearby—though not strictly part of the chain of six lakes—lies Kassa Band (“Bowl Lake” or “Furnace Lake”). An eighth lake has since dried up completely. The water’s color ranges from turquoise to deep blue-black and lapis lazuli blue—resembling the stones that symbolize Afghanistan—standing out strikingly against the surrounding landscape’s dazzling array of colors. These hues are authentic and natural, “painted” solely by the mineral salts dissolved in the springs that feed the lakes.

The area experiences a continental climate, made particularly extreme by the high altitude. Precipitation is scarce (around 300 mm annually), fostering steppe-like vegetation, though snowfall can occur even out of season (between November and March). During my travels in Afghanistan, I was fortunate enough to visit the extraordinary Band-e-Amir lakes region at two vastly different times: June and November. These were two distinct experiences that transformed the way I perceived the landscape in ways that were both contrasting and complementary.

The first encounter: a dawn in early June

On my first visit, in early June, approaching the lakes at first light offered an unexpected thrill. Even from the access road, a pristine white carpet greeted my steps: a layer of frost—silently deposited as ice crystals during the cold night—coated the lakeshores in a dense, silvery mantle, much like a blanket. That landscape, suspended between frost and mist, evoked a sense of pure anticipation, as if time itself had paused before sunrise. It was this suspended silence that added immense value to the discovery of such an iconic and magical place.

The second encounter: midday in November

On my second visit, under the clear sky of a November noon, the scene had shifted: the frost of the summer dawn was gone, and the calm lake waters, struck by the midday sun, ignited with their warmest hues. Indeed, the Band-e-Amir lakes are not merely water; they are liquid lapis lazuli poured into the arid heart of the rock. It is an ancestral blue—deep and sacred—that seems to hold the essence of the deep night, yet shines brilliantly in the overhead light.

A symphony of colors

Surrounding this cobalt abyss, the landscape descends in a melody of shifting hues: the water brushes against tufa barriers, igniting with turquoise and aquamarine, before softening into jade reflections where the seabed grows more elusive. Up there, where the world’s breath grows thin, boundaries dissolve completely into an architecture of colors suspended between earth and sky.

I colori del pieno giorno di novembre

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