LAND ART A GIBELLINA – IL CRETTO DI BURRI

12 ettari di Land Art a Gibellina, distrutta dal sisma del Belìce del 1968

VIDEO YOU TUBE

E’ la quarta volta che visito il Cretto di Burri a Gibellina e un profondo senso di oppressione misto ad un’emozione indescrivibile mi stringe il cuore quando la rivedo. La sua visione e’ un colpo d’occhio notevole, che fa esaltare la grande colata di bianco cemento circondata da verdi vigneti e coltivazioni di frumento della circostante campagna trapanese.

Il Cretto di Burri o di Gibellina, è un’opera di land art celebrativa realizzata da Alberto Burri tra il 1984 ed il 1989 nella città vecchia di Gibellina, in Sicilia.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento sisma colpì una vasta area della Sicilia occidentale distruggendo completamente l’antica cittadina.

Dopo il terremoto fu lentamente avviata la ricostruzione del paese. Tuttavia, invece di riedificarlo nelle vicinanze dell’antica Gibellina, fu ripreso a circa 20 chilometri più a valle.

L’intento di Burri, infatti, era quello di progettare un grande monumento che immortalasse un dramma umano ripercorrendo le vie e i vicoli della vecchia città in una grande colata di cemento che dall’alto appare come un insieme di fratture nel terreno e che al tempo stesso consenta a chi usufruisce dell’opera di essere partecipe del dramma avvenuto, ritrovandosi circondato da pareti cementizie; è un luogo, dunque, in cui l’arte a cielo aperto non è fine a se stessa ma diventa uno strumento per la memoria.

La scultura è composta da blocchi di cemento, alti 1,60 m, che coprono il centro di Gibellina vecchia, creando fenditure larghe da 2 a 3 metri lungo l’area precedentemente occupata dalle case colpite dal terremoto lungo una superficie di circa 8000 metri quadrati.

VIDEO YOU TUBE

La scultura, che costituisce una delle opere di arte contemporanea più estese al mondo, si snoda sul fianco della collina tracciando la sagoma ipotetica di edifici a ricordare una città che ormai non c’è più. Bianchissima la parte più nuova completata solo nel 2015, ingrigita e punteggiata dall’erba che tenta di prendere il sopravvento sul cemento la parte più vecchia. Percorrendo le “strade” interne al cretto ci si sente avvolti dalla “assenza” volutamente marcata dalla freddezza del cemento.

Le ore migliori per visitarla sono l’alba o il tramonto.

A maggio 2018, la carovana ciclistica del Giro d’Italia transiterà attraverso questi luoghi memorabili con la 5.a tappa da Agrigento a Santa Ninfa 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.